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Depressione : perché giunge quella profonda tristezza?

Il termine Depressione indica una sofferenza, ben più grave della comune tristezza, caratterizzata da una profonda afflizione, perdita di interesse in ciò che prima dava soddisfazione, sintomi fisici e disturbi del pensiero. Nella depressione la tristezza permea l’intera persona e viene manifestata anche a livello corporeo con sintomi fisiologici. La persona si sente come vuota e non più capace di gioire, ma anche di arrabbiarsi e quindi di provare qualsiasi emozione e sentimento.

Generalmente durante la depressione l’appetito diminuisce o aumenta e di conseguenza si assiste ad un dimagrimento o ad un aumento di peso, la stanchezza aumenta, i movimenti si rallentano, i gesti e le mimiche facciali si impoveriscono ed il sonno si fa instabile aumentando o diminuendo eccessivamente. 

La persona smarrisce inoltre la capacità di pensare, di concentrarsi e di prendere decisioni e rimane molto tempo a rimuginare sui propri errori e su cose negative in realtà sopravvalutate ed idealizzate.  Tale continuo rimuginare porta ad ulteriori sintomi psico-fisici negativi, a sensi di colpa e può trasformarsi in veri e propri deliri di pensiero.

La presenza di una sintomatologia così invalidante, ovviamente, compromette significativamente il funzionamento sia sociale che lavorativo.  

 

Cosa si può fare per mandare via questa tristezza?

 

Paradossalmente, la cosa più importante da fare è: accogliere questa emozione, perché se è arrivata un motivo ci sarà (ricordate che le emozioni sono i “messaggeri dell’anima”). Il passo successivo è quello di capire qual è il messaggio che ci sta inviando il nostro cervello, in altre parole, quali sono i cambiamenti necessari da apportare alla nostra vita.

Ognuno di noi ha una “missione” nella vita, un talento, una propensione, ecc… che lo guida. A volte, però, ci costringiamo (per vari motivi) a non vivere la vita nel modo in cui dovremmo. Più ci discostiamo da questa missione, più il nostro cervello cerca di farci accorgere dei nostri errori attraverso sintomi quali: insoddisfazione, malessere, disagio generalizzato. Se continuiamo a non ascoltare questi avvisi che ci manda il cervello, la depressione può rivelarsi l’unica risposta a sua disposizione per spazzar via uno stato di cose non più sostenibile.

La tristezza, quindi,arriva per mettere tra parentesi chi siamo, per mandare in crisi la nostra immagine pubblica, per rompere l'idea che abbiamo di noi stessi: un'idea sbagliata che impedisce ai nostri veri talenti di esprimersi. Portandoci via dai riflettori, constringendoci a momenti di "buio", intende spazzare via tutte le nostre certezze, creando uno spazio interno di vuoto. Solo in questo vuoto, infatti, la nostra vera originalità potrà rinascere e potremo vivere “la vita che fa per noi”.

Se incontrate difficoltà nel capire il messaggio che la depressione vuole darvi, non vi vergognate di chiedere aiuto ad uno Specialista. La depressione non è visibile come una gamba rotta, ma è altrettanto concreta e dolorosa.

Un recente studio attesta che la Psicoterapia cognitivo-comportamentale , risulta essere efficace come i farmaci antidepressivi nel trattamento della depressione.

Lo studio, pubblicato nell'edizione di aprile della rivista Archives of General Psychiatry, ha analizzato 240 persone che soffrivano di vari gradi di depressione. Un gruppo di 60 persone è stato sottoposto a psicoterapia cognitiva, a un gruppo di 120 persone sono stati somministrati medicinali antidepressivi e un terzo gruppo ha ricevuto una pillola placebo.

Secondo i ricercatori dell'università della Pennsylvania, i pazienti della terapia cognitiva partecipavano a due sessioni alla settimana della durata di 50 minuti per le prime quattro settimane dello studio. La frequenza si riduceva col tempo arrivando a una sessione a settimana nell'ultimo mese dello studio.

Dopo otto settimane di terapia i livelli di risposta (response rates) erano del 50% nel gruppo dei farmaci, 43% nella terapia cognitiva e 25% nel gruppo del placebo. Dopo 16 settimane di terapia, la risposta sia del gruppo dei medicinali che di quello della terapia arrivava al 58%. I "livelli di remissione" erano del 46% per i pazienti a cui venivano somministrati medicinali e del 40% per i pazienti del gruppo di "terapia cognitiva".

Gli autori dello studio sostengono, quindi, che la Psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta essere efficace come i medicinali.

Autostima. Una marcia in più…

Molte persone, purtroppo, conoscono molto bene quella condizione interiore di sofferenza riassunta nella parola “Disistima”, quello stato di malessere profondo in cui ci si sente inadeguati e si diventa ipersensibili alla più piccola critica o insuccesso. L’autostima è la valutazione, l’idea, l’immagine che ciascuno di noi ha di se stesso. Ogni persona la costruisce negli anni grazie alle interpretazioni che dà a quello che gli accade nella vita di tutti i giorni (esperienze, educazione ricevuta, ecc…).

Ma vediamo quali sono le implicazioni pratiche dell’avere una bassa o un’alta autostima. Una bassa autostima può rappresentare un enorme ostacolo nel percorso verso i nostri sogni ed obiettivi. Quando smettiamo di credere in noi stessi, nelle nostre potenzialità e nelle nostre capacità, il mondo esterno e chi ci circonda inizia a prendere decisioni che spetterebbero soltanto a noi, perdendo sostanzialmente il controllo della nostra vita. Avere un’alta autostima, invece, ci dà la spinta, l’incoraggiamento a rischiare l’insuccesso di fronte ad iniziative dall’esito incerto e a far fronte a situazioni che in passato sono incorse in fallimento. E’ una fiducia che può andare oltre le prove assodate del nostro valore, è una scommessa su noi stessi, un credito che ci accordiamo in assenza di verifiche certe. Senza questa scommessa avremmo un atteggiamento fin troppo cauto e conservatore: ci limiteremmo a percorrere strade già collaudate, non potremmo osare strade nuove (rispetto alle quali non abbiamo garanzia di successo), né tantomeno persistere nei nostri tentativi quando siamo già incorsi in qualche fallimento. In sostanza, avere una maggior autostima e fiducia in sé stessi rappresenta il primo passo per affrontare al meglio le sfide di tutti i giorni e i nostri obiettivi più ambiziosi. Bisogna aggiungere, inoltre, che la fiducia in se stessi ha un grande  e  miracoloso potere persuasivo: la persona convinta di qualcosa (qualunque cosa) è spesso anche la più convincente. Se crediamo di essere attraenti, interessanti, intelligenti, accresciamo notevolmente le probabilità di risultare tali agli occhi degli altri. Viceversa se crediamo di essere stupidi, scialbi, incompetenti, aggressivi, corriamo grossi rischi di trovare conferme all’esterno (è una profezia che si auto-realizza). Infatti, se è vero che siamo influenzati pesantemente dal giudizio che gli altri hanno su di noi, è anche vero che gli altri sono altrettanto pesantemente influenzati dal giudizio che noi stessi abbiamo circa la nostra persona. Gli altri tendono a vederci come noi ci vediamo. Molto spesso, però, le nostre verifiche risentono di un vizio cognitivo: la tendenza a confermare idee e opinioni preesistenti. Così la prova è già falsata in funzione di ciò che ci aspettiamo di trovare e questa tendenza alla conferma può manifestarsi anche in presenza di autovalutazioni negative. Mi spiego meglio: se, ad esempio, pensiamo di essere vigliacchi, tenderemo più facilmente a trovare prove a favore e non contro questa valutazione negativa su noi stessi. Se pensiamo questo di noi, inoltre, tenderemo a scegliere di avere a che fare con persone che la pensano come noi circa questa caratteristica della nostra personalità (chi ha scarsa autostima tende a legarsi e ad avere a che fare con persone che abbassano ulteriormente il livello di autostima!). Questo accade perché il nostro cervello ha bisogno di certezze e conferme (purtroppo anche in senso negativo) per avere la sensazione di riuscire a controllare e prevedere la realtà e non sentirsi in balia dell’imprevisto e dell’incertezza.

OK, ma, se attualmente abbiamo una bassa autostima, possiamo fare qualcosa di pratico per aumentarla?

La risposta è: certo che Sì!! La buona notizia è che il nostro livello di autostima non è scritto nei nostri geni, quindi, possiamo imparare qualche strategia per farla aumentare velocemente. Vediamo come:

1) Non prestare ascolto alle critiche sterili che ti feriscono: se qualcuno ti critica aspramente, pensa “da che pulpito viene la predica”. Lo scopo non è mettere l'altro sotto accusa, bensì assumere un punto di vista più distaccato e imparziale.

2) Trova la sicurezza dentro di te, no nelle altre persone: dai la responsabilità a te stesso per i tuoi successi o fallimenti e non darla all’esterno. Se siamo alla ricerca continua di approvazione e ad un certo punto l’approvazione da parte degli altri viene a mancare, la nostra autostima si riduce e possono vacillare motivazione ed aspirazioni. Se, al contrario, siamo solo noi a determinare l’opinione che abbiamo di noi stessi, non corriamo nessun pericolo.

3) Cura il tuo aspetto fisico: curare se stessi, il proprio aspetto fisico ed il modo in cui ci vestiamo, può avere un importante impatto sulla nostra autostima. A volte, quando ci sentiamo giù di corda e fuori forma, un po’ di attività sportiva, una bella doccia ed il nostro capo di vestiario preferito sono un toccasana per aumentare la fiducia in noi stessi.

4) Alza i tuoi standard: alza la soglia al di sotto della quale non vuoi scendere. Questo significa essere un po’ più esigenti con se stessi e non permettersi scuse o giustificazioni.

5) Limita l'autocritica: Ci sono delle parole che fanno parte del nostro modo abitudinario di esprimerci con noi stessi, spesso sono aggettivi, superlativi e dispregiativi: acerrimi nemici della nostra autostima. Vanno banditi perché ci bloccano in un ruolo statico e frenano le nostre energie creative.

6) Rimodella il modo in cui pensi a te stesso: Gran parte del nostro livello di autostima è legato all’immagine che abbiamo di noi stessi nella nostra mente. Non sempre questa immagine è reale e spesso tendiamo a dare maggior peso ai nostri difetti piuttosto che ai nostri pregi. Questa immagine non è scolpita nella pietra: modificala come se avessi a disposizione uno di quei programmi di ritocco digitale. Non si tratta di mentire a se stessi, ma al contrario di equilibrare i nostri pregi e difetti.

7) Scrivi 10 motivi per i quali pensi di essere una persona meravigliosa: una volta trovati tutti e dieci, ripetiteli due o tre volte al giorno guardandoti allo specchio.

8) E infine…SORRIDI!!: Il sorriso è il nostro miglior biglietto da visita. Un bel sorrisosemplice, spontaneo, cordiale è il modo più diretto ed efficace per dire a te e agli altri: “hei, sono sicuro di me stesso e tutto andrà alla grande!”. Tieni presente, inoltre, che quando ridiamo il nostro cervello produce Serotonina, il neurotrasmettitore della felicità e dell’autostima.

Come vincere la timidezza e riacquistare la fiducia in se stessi

Chi di noi non si è mai vergognato nel fare una telefonata, nel parlare in pubblico, nel chiedere un appuntamento ad una persona che ci attrae o nel chiedere indicazioni stradali a dei passanti, ecc…? Chi non ha pensato almeno una volta nella sua vita: "Ah! Se avessi detto quella cosa al momento giusto", oppure: "Magari fossi come quella persona, brillante ed estroversa, sempre sicura di sé". Effettivamente, la timidezza a volte può rendere difficili anche le azioni più semplici.

Che cos’è la timidezza? La timidezza è un particolare “tratto della personalità” di un individuo che lo fa sentire sempre fuori luogo e fuori tempo, lo fa rimanere in silenzio e non gli fa esprimere la propria opinione per paura di sbagliare e di essere giudicato dagli altri, che lo fa diventare rosso solo se qualcuno posa lo sguardo su di lui, ecc… ecc… ecc…

La buona notizia è che nessuno nasce timido! Sono soltanto tre, infatti, le paure istintive che ciascuno di noi ha già dalla nascita: la paura di cadere, la paura dei rumori forti e la paura di essere abbandonati. Sappiamo questo perché nel momento in cui un neonato ode un forte rumore sussulta e piange. Oppure quando ha la sensazione di perdere l’appoggio sotto di sé, o ancora quando viene privato per molto tempo del contatto fisico dei genitori, la sua reazione istintiva è quella di piangere. Al di là di queste, tutti gli altri tipi di paura vengono acquisiti, o per meglio dire imparati, durante l’arco della nostra vita. Molte di queste paure ci vengono insegnate (bonariamente!?) dai genitori, dalla scuola, dai media o da determinate esperienze che facciamo. Dobbiamo immaginare il nostro cervello che alla nascita è come un quaderno nuovo con tutte le pagine bianche. Non appena veniamo al mondo, le persone che ci circondano cominciano a fare a gara per scrivere su quel quaderno. Alcuni ci scrivono cose utili, altri invece scrivono istruzioni deleterie come ad esempio il meccanismo della timidezza, della paura del giudizio altrui, della bassa autostima e via dicendo. E’ di fondamentale importanza, però, capire che come tutte le cose scritte su un quaderno possono essere cancellate e corrette oppure sostituite con altre più utili, così è possibile modificare la convinzione di essere timido.

 

Quali sono i consigli per poter superare la timidezza?

 

  1. NON DEFINIRTI MAI “TIMIDO”: Quante volte ti sei sentito dire: "Come sei timido!" o tu stesso l'hai pensato. Se ti è capitato alcune volte nella vita di essere timido, insicuro o impacciato non definirti timido, insicuro o impacciato. Cambia il tuo dialogo interno, inizia a dire a te stesso “Ok , quella volta sono stato timido ma in molte altre situazioni non lo sono stato”. Cancella le definizioni: sei sempre diverso e se a volte ti sei comportato da timido, non necessariamente lo sei in ogni circostanza. Non farti condizionare dai pregiudizi e butta via quel metro troppo rigido con il quale ti giudichi, alla ricerca di una perfezione che non esiste.
  2. IMPARA DAI TUOI ERRORI: Ricorda che ogni azione errata che compi non puoi correggerla, non puoi fare un salto indietro nel tempo per cambiare ciò che oramai è accaduto, puoi però renderti consapevole dell’errore che hai commesso e lavorare per non commetterlo più.
  3. RIPRENDI IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE: Per combattere il rossore/surriscaldamento, l'agitazione e/o la sudorazione fai lenti respiri profondi e lascia entrare aria fresca nei polmoni, ti rinfrescherai, fornirai più ossigeno al cervello per tornare ad essere lucido e riacquisterai il tuo usuale colorito.
  4. CREDI IN TE STESSO: Per credere in se stessi occorre accorgersi delle qualità e dei risultati che abbiamo conseguito, occorre smettere di guardare sempre solo a chi è migliore di noi ma anche alla nostra posizione e dire: "Si, è vero che posso migliorare ed aspirare ad arrivare ad essere come quella persona molto sicura di sé che ammiro, ma è vero anche che c'è una bella fila di persone dietro di me". Spesso invidiamo chi è migliore di noi in un certo campo e non ci accorgiamo di quanto questo sia sciocco e limitativo: c'è sempre qualcuno migliore di noi in un dato ambito, il punto è che non teniamo presente quelle peculiarità della vita in cui noi stessi siamo migliori di altri.
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