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Perché si grida quando si è arrabbiati?

Una delle emozioni più forti che l’uomo può provare è la Rabbia.
C’è chi dice di non arrabbiarsi mai e chi invece è sempre pronto a scattare per un nonnulla.
La verità è che la rabbia è un’emozione che tutti noi conosciamo e che la maggior parte di noi, per cultura, educazione e timore etichetta come “negativa”.
Bisogna distinguere, però, una rabbia sana e una rabbia malsana.
La rabbia sana è un fastidio, una irritazione utile, è quella che ci spinge a difendere i nostri diritti quando è importante farlo per non essere sopraffatti. In questi casi la rabbia è funzionale alla nostra sopravvivenza, diventa un campanello d’allarme che trilla quando qualcosa di nocivo ci sta per accadere.
La rabbia malsana, invece, è una furia, un odio inutile e incontrollabile. Questo tipo di rabbia ci induce a comportarci in modo violento e aggressivo a provocazioni poco importanti. Ci arrabbiamo quando qualcuno viola una nostra regola personale o minaccia la nostra autostima con parole e azioni; oppure ci arrabbiamo quando ci sentiamo frustrati, quando qualcuno si intromette tra noi e il nostro obiettivo.
Sostanzialmente, le motivazioni sono le stesse sia per la rabbia sana che per quella malsana, è il modo in cui gestiamo questa emozione che cambia e che la trasforma da sana a malsana.
La rabbia malsana, quindi la rabbia espressa con furia e odio, rischia di causare rotture nelle nostre relazioni personali (partner, amici, familiari, ecc…), creare problemi sul posto di lavoro e può avere conseguenze anche molto gravi.

Cosa fare allora per imparare a gestire meglio la rabbia?

Il primo passo per gestire la propria rabbia è ascoltarla bene per cercare di capire chiaramente il suo messaggio: dove ci sentiamo colpiti? Cosa vorremmo? La rabbia che sento è proporzionata o esagerata rispetto alla situazione che l’ha provocata?
Una volta che abbiamo risposto a queste domande,  dopo aver recuperato la lucidità, se riterremo ancora giusto arrabbiarci, potremo farlo, ma in maniera intelligente e costruttiva.

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"
"Gridano perché perdono la calma" disse uno di loro.
"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: "allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò:
"Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano.
E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
Infine il pensatore concluse dicendo:
"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."  Gandhi

I sette segreti per vivere felici

La felicità è uno stato naturale del cervello e si produce spontaneamente se agiamo nel modo giusto. Ecco alcuni consigli pratici per eliminare gli ostacoli che ci dividono dalla felicità, per stare bene con se stessi e scoprirsi in armonia con il mondo.

1. Siate positivi
Siate positivi, raccomanda Barbara Fredrickson, professoressa di psicologia all’università della Carolina del Nord. «Un atteggiamento positivo vi rende più belli e più sani, perché favorisce l’abbassamento della pressione, minimizza il dolore, riduce l’incidenza delle malattie da raffreddamento, oltre a garantire una migliore qualità del sonno. Aumentate il numero di emozioni positive nell’arco della giornata, anche se effimere: una tira l’altra, come si suol dire, e ben presto vi sentirete trascinare da una spirale ascendente di positività. Trovate un momento di tempo per scoprire il lato positivo in ogni situazione. Niente pia-gnistei ('Le mie storie finiscono sempre male'), né conclusioni avventate ('Non ce la farò mai a portare a termine questo progetto') e basta rimuginare senza sosta. Una qualsiasi distrazione salutare che possa risollevarvi l’umore — una bella corsa o una nuotata — è sempre un’ottima scelta».

2. Siate ambiziosi
Siate coraggiosi, ammonisce Daniel Gilbert, professore di psicologia all’università di Harvard. «Le ricerche dimostrano che siamo portati a rimpiangere le occasioni mancate molto di più delle azioni intraprese. Questo accade perché accettiamo più facilmente una mossa temeraria anziché un atteggiamento rinunciatario, e ci consoliamo ripensando all’insegnamento tratto dall’esperienza vissuta. Indu¬giamo a soppesare le nostre possibilità quando invece dovremmo lanciarci in avanti. Sono infatti le minacce più temute alla nostra felicità — la perdita del lavoro o la fine di un matrimonio — a far scattare in noi le difese psicologiche (che favoriscono le sensazioni felici) molto di più rispetto ai fastidi da poco conto. La conseguenza paradossale è che talvolta è più facile consolarsi per aver superato una situazione davvero drammatica che non una banale brutta esperienza. Eppure ben di rado siamo pronti a scegliere l’azione, e preferiamo optare per il nulla di fatto».

3. Rilassatevi e pensate
Meditate, dice Daniel Goleman, psicologo e scrittore del Massachusetts. «La meditazione ci aiuta a gestire più efficacemente la nostra reazione allo stress e a riprenderci più in fretta da eventi traumatizzanti. Qui sta la chiave della felicità. In una ricerca, alcune persone con incarichi di lavoro molto stressanti hanno seguito un corso di meditazione per otto settimane e al termine dell’esperimento hanno riferito di sentirsi più felici e di ricordarsi addirittura per quale motivo si appassionavano al loro lavoro. Prima erano troppo stressate per rendersene conto. Anche i principianti possono trarre vantaggio dalla meditazione, ma ci vuol pratica. Ho trascorso una serata con Yongey Mingyur Rinpoche, il lama tibetano conosciuto come «l’uomo più felice della terra». Com’è arrivato a tanto? Con l’esercizio costante. Mi sono reso conto che si riprendeva rapidamente da contrasti e dissensi ed è su questa capacità di ripresa che la scienza calcola i parametri della felicità».


4. Fatevi del bene
Fatevi del bene, consiglia Paul Gilbert, professore di psicologia clinica all’università di Derby, in Gran Bretagna. «Dal modo in cui ci poniamo di fronte a noi stessi — adottando un atteggiamento benevolo o severo — dipende in larga misura il nostro benessere, il senso di appagamento e la capacità di far fronte alle difficoltà. Se vi rimproverate qualcosa, fermatevi un attimo, respirate profondamente, rallentate i vostri ritmi e cercate di pensare alle vostre qualità migliori, come la generosità, l’affetto, la dolcezza. Non importa che siate davvero dolci, affettuosi o generosi, l’essenziale è che sappiate anche voi immedesimarvi in queste emozioni, come un attore che si cala nella parte». E conclude: «In un diario, annotate come si altera il vostro senso di autocritica quando eseguite questo esercizio. Solo allora rivolgete l’attenzione al problema da risolvere » .

5. Sfruttate i malumori
Sfruttate il pessimismo, propone Julie Norem, professoressa di psicologia al Wellesley College, nel Massachusetts. «I pessimisti stanno sulla difensiva e si aspettano sempre il peggio, sprecando preziose energie mentali a figurarsi come potrebbero andar storte le cose. Ma nel far questo, hanno maggiori probabilità di raggiungere i loro obiettivi. È una tattica utile che raccomando a tutti. Immaginate che cosa possa andar di traverso in una situazione, studiando accuratamente tutti i dettagli. Se vi sentite nervosi all’idea di parlare in pubblico, siate più specifici: che cosa vi spaventa, armeggiare con gli appunti o inciampare sui gradini del podio? Allora cercate di immaginare la tappa successiva: se lasciate cadere le carte, temete che qualcuno si metta a ridere? Grazie a questa strategia, sarete in grado di spostare l’attenzione dalle emozioni ai fatti, e rifletterete su come evitare (o affrontare) eventuali esiti negativi».

6. Trovate la vocazione
Trovate una vocazione, rilancia Jonathan Haidt, professore di psicologia all’università della Virginia. «Lavorate di meno, guadagnate di meno, accumulate di meno e dedicate invece più tempo alla famiglia, alle vacanze o altre attività gradevoli. Perseguite i vostri obiettivi ma ricordate: ciò che conta è il cammino, non il risultato. Se il lavoro che svolgete non ha nulla a che vedere con la vostra vocazione, perché non tentate di impostarlo in modo che vi appaia qualcosa di più di un semplice stipendio a fine mese? Se non ce la fate, cercatevi un impegno appagante al di fuori dell’ambito lavorativo. In campo religioso, sociale o politico. Trovate attività che sappiano coinvolgere pienamente la vostra attenzione: cantare in coro, dipingere, praticare sport. Solo così vi sentirete 'in sintonia' con voi stessi. Tutti abbiamo necessità di dare e ricevere amore, di impegnarci e di sentirci collegati a qualcosa di più grande di noi. Create le condizioni ideali e abbiate pazienza».

7. Coltivate l’ottimismo
Mostratevi felici, suggerisce Sonja Lyubomirsky, psicologa all’università della California. «Ho scoperto che il tasso di felicità lo possiamo influenzare attraverso il nostro modo di agire e di pensare. Ho identi-ficato 12 attività che rendono felici, tutte cose che le persone appagate fanno spontaneamente ». Eccole: esprimete la vostra riconoscenza; coltivate l’ottimismo; evitate ogni forma di ossessività per quello che fanno gli altri; siate cortesi, più del normale; trovate tempo per gli amici; sviluppate strategie per affrontare le difficoltà; imparate a perdonare; appassionatevi a qualche attività e siate pronti a esplorare nuovi orizzonti; gustatevi le gioie della vita; puntate sempre verso obiettivi importanti; coltivate il senso religioso e la spiritualità. E infine, fare pratica.

Liberati dai conflitti: ascolta la voce del tuo cuore...

Molto spesso, nel corso della vita, ci troviamo in balia dei cosiddetti “conflitti interiori”: ci sentiamo indecisi su cosa fare, cosa scegliere tra due cose che vorremmo avere e fare contemporaneamente, ecc…

Quante volte, in situazioni di questo genere, ci siamo sentiti dire “Ascolta il tuo cuore”. Ma, cosa significa “ascoltare il proprio cuore”? Possiamo fidarci dei suggerimenti del nostro cuore? Ascoltare il nostro cuore è la cosa più saggia che possiamo fare in una situazione di incertezza? La risposta è Sì.

Quella del cuore è solo una delle parti che una persona può ascoltare per prendere una decisione più o meno importante per la sua vita. Possiamo immaginare l’uomo come diviso in tre parti: Mente, Viscere e Cuore.

Simbolicamente la Mente (detta anche “Super-Io” in termini tecnici) rappresenta la parte più logica e razionale che esercita continuamente una funzione di giudizio, di controllo, di critica e di repressione sugli istinti. Il Super-Io si forma precocemente nella vita dell’individuo attraverso l’assimilazione di un modello costituito da una persona importante ed autorevole con cui il bambino tende ad identificarsi e che si riconosce prevalentemente nella figura del padre. Quando qualcuno usa troppo la Mente, tende a vivere in modo freddo, distaccato, razionale, senza emozioni.

La seconda parte di cui è formato l’uomo è quella delle Viscere (detta anche “Es”). L’Es rappresenta il desiderio, è la parte più profondamente animale dell’uomo, comprende tutte le sue richieste più elementari, ed è continuamente volto alla soddisfazione di queste richieste, siano esse di natura alimentare, affettiva o sessuale; l’Es, quasi come un bambino molto piccolo, richiede solo un’immediata soddisfazione dei suoi desideri: la sua unica regola è “avere tutto, qui e subito”. Quando si dice che una persona è viscerale si intende dire che è guidato solo dalle proprie pulsioni istintive ed è privo di razionalità.

Con il Cuore (detto anche “Io”) si rappresenta simbolicamente la parte più completa e profonda di una persona. L’Io fa come da mediatore tra il Super-Io e l’Es (che sono in continua lotta tra di loro per primeggiare) e quindi rappresenta la parte più saggia del nostro cervello, quella parte che sa e conosce le risposte, quella voce interiore che parla e dice con sincerità cos’è più giusto, cosa sarebbe bene fare, ecc…

Quando siamo indecisi sul da farsi, nella nostra mente sta avvenendo un conflitto tra queste tre parti del cervello: una che vorrebbe fare senza pensare, l’altra che pensa troppo ed infine quella che cerca di trovare una mediazione ed una soluzione. A volte, però, i conflitti tendono a durare molto a lungo nel tempo, senza che si riesca a trovare una soluzione definitiva e ciò, ovviamente, mina fortemente la possibilità di essere felici e sereni

 

Come possiamo fare per eliminare, il più velocemente possibile, un conflitto?

 

DOBBIAMO ASCOLTARE IL NOSTRO CUORE: mente e viscere riconoscono al cuore il ruolo di guida, se lo contendono, trascinandolo a volte in direzioni opposte, con effetti che possono essere logoranti (infelicità, stress, insoddisfazione, ecc…). Spesso, pur di uscire da questo spiacevole stato, si segue la prima via a disposizione, di solito la più facile, quella che permette di mettersi meno in discussione o non affrontare situazioni che metterebbero a disagio. C’è chi, dopo anni di studio, ad esempio, si trova a svolgere un lavoro poco gratificante, perché, quando si è trattato di decidere il percorso formativo, ha soffocato le proprie aspirazioni per soddisfare le aspettative dei genitori. Ancora, c’è chi si sposa con la persona sbagliata, perché non ha il coraggio di ammettere a se stesso e agli altri che quello non è il partner dei propri sogni. Poi, c’è anche chi si lascia sfuggire un’occasione brillante per paura di fallire, o perché teme il giudizio della gente oppure per evitare di affrontare l’incerto. Ascoltare il proprio cuore significa avere il coraggio di dirsi la verità, compiere un viaggio nel profondo di se stessi e, spesso, di mettersi in discussione. Tutto ciò, generalmente, fa paura ed ecco che a volte si può prendere letteralmente in giro se stessi, trovando le scuse più patetiche per evitare di affrontare la realtà e giustificando tali comportamenti con i classici “beh, d’altra parte… ma sì, alla fin fine è meglio così…” in modo da rendere il tutto più accettabile. Ma, l’unico modo per risolvere i conflitti è non prendersi in giro da soli, piuttosto mettersi in contatto con la voce del proprio cuore, magari guardandosi da fuori (come un osservatore esterno) e accettare quello che ci dice.

N.B.: Nella vita, ovviamente, fanno bene anche le piccole “pazzie” cioè quelle scelte prese senza pensarci troppo (guidate dalle viscere) a patto che non rappresentino un conflitto interiore.

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