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Autostima

L’autostima è un atteggiamento generalizzato verso se stessi, in positivo o negativo, è quel sentimento per cui una persona, rivolgendosi a se stessa, pensa in generale positivamente o negativamente. L’autostima include anche la parola “sicurezza”, nel senso positivo del termine e cioè la sicurezza nelle proprie capacità mentali e/o fisiche, o nell’essere ben accettato o addirittura ammirato dagli altri.

Tuttavia all’autostima (nello specifico all’autostima globale che è collegata al benessere psicologico) si associano anche termini che hanno a che fare con le emozioni (positive o negative), cioè il sentirsi bene o soddisfatti oppure ansiosi o depressi. L’ansia, la depressione, la solitudine, il suicidio sono spesso ricondotti, o comunque associati, ad una bassa autostima.  Problemi di disistima si hanno in chi soffre di attacchi di panico, disturbi d’ansia, disturbi depressivi, disturbi del comportamento alimentare, ecc. Questo perché piacere a noi stessi è importante altrimenti soffriamo, molte emozioni negative ( ansia, vergogna, senso di colpa) sono strettamente connesse alla frustrazione dello scopo dell’autostima e valutarsi positivamente serve ad avere fiducia in se stessi, cioè a confidare nelle nostre capacità di successo. Questa fiducia ci dà la spinta, l’incoraggiamento a rischiare l’insuccesso di fronte ad iniziative dall’esito incerto e a far fronte ad iniziative che in passato sono incorse in fallimento. E’ una fiducia che può andare oltre le prove assodate del nostro valore, è una scommessa su noi stessi, un credito che ci accordiamo in assenza di verifiche certe. Senza questa scommessa avremmo un atteggiamento fin troppo cauto e conservatore: ci limiteremmo a percorrere strade già collaudate, non potremmo osare strade nuove (rispetto alle quali non abbiamo garanzia di successo), né tantomeno persistere nei nostri tentativi quando siamo già incorsi in qualche fallimento. In sostanza le autovalutazioni positive, spesso irrealistiche, servono a darci intraprendenza e tenacia, qualità molto utili per progredire, apprendendo nuove strategie e acquisendo nuove competenze. Le autovalutazioni positive ci fanno aumentare le probabilità di successo e un buon adattamento. La risposta a cosa è più utile e adattivo, tra valutarsi realisticamente per avere una conoscenza obiettiva e verificata delle nostre capacità, o sopravvalutarsi per riuscire a raccogliere le sfide della vita, è il classico “giusto mezzo”, la posizione intermedia. L’ideale sarebbe una tenue autosopravvalutazione, che favorisca da un lato un comportamento intraprendente e tenace, ma dall’altro lato permetta di mantenere un qualche “senso della realtà”  e non esponga ad imprese troppo ambiziose o addirittura folli, in cui il rischio di insuccesso è troppo grande.

In conclusione la fiducia in se stessi ha un grande  e  miracoloso potere persuasivo: la persona convinta di qualcosa (qualunque cosa) è spesso anche la più convincente. Se crediamo di essere attraenti, interessanti, intelligenti, accresciamo notevolmente le probabilità di risultare tali agli occhi degli altri. Viceversa se crediamo di essere stupidi, scialbi, incompetenti, aggressivi, corriamo grossi rischi di trovare conferme all’esterno. Infatti, se è vero che siamo influenzati pesantemente dal giudizio altrui su di noi, è anche vero che gli altri sono altrettanto pesantemente influenzati dal nostro giudizio su noi stessi. Gli altri tendono a vederci come noi ci vediamo. E’ vero che quello che gli altri pensano di noi influenza quello che noi pensiamo di noi stessi, ma è altrettanto vero anche l’inverso.

L’autostima si può migliorare essendo connessa con l’autovalutazione, con il conoscersi o piacersi. La valutazione è un’attività cognitiva di fondamentale importanza, ma spesso le nostre verifiche risentono di un vizio cognitivo: la tendenza a confermare idee e opinioni preesistenti. Così la prova è gia falsata in funzione di ciò che ci aspettiamo di trovare e questa tendenza alla conferma può manifestarsi anche in presenza di autovalutazioni negative. Se, ad esempio, pensiamo di essere vigliacchi, tendiamo più facilmente a trovare prove a favore e non contro questa valutazione negativa su noi stessi. Le persone scelgono di avere a che fare con le persone che pensano di loro ciò che loro pensano di se stessi (chi ha scarsa autostima tende a legarsi e ad avere a che fare con persone che tolgono l’autostima!). Questo per avere una conferma della loro idea, per riuscire a controllare e prevedere la realtà,  anche quando questa è negativa. Solo così non sono in balia dell’imprevisto e dell’incertezza e sanno chi sono. Per migliorare l’autostima occorre modificare il sistema di credenze, di convinzioni, di aspettative su se stessi, le prospettive o punti di vista della autovalutazione e del giudizio di sé. Questo per modificare il senso del proprio valore. Le terapie cognitivo-comportamentali e i training di terapia cognitiva specifici per migliorare l’autostima in questi casi sono molto efficaci, perché aiutano ad assumere un atteggiamento critico rispetto alle proprie convinzioni, cercando di metterle in discussione e ciò migliora anche il benessere psicologico della persona.

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