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Schizofrenia

La schizofrenia viene considerata la più grave tra le malattie mentali a causa della precocità d’esordio, della gravità sintomatologica e della frequente cronicizzazione.

Compare in età adolescenziale o giovanile: tra i 18 e i 30 anni negli uomini, più tardi (20-35 anni) nelle donne. L'esordio acuto e tardivo è indice di una prognosi più favorevole. 
L’incidenza di questa patologia è relativamente bassa, 1% in tutto il mondo.

L’origine della schizofrenia è multifattoriale e comprende fattori genetici, biologici, ambientali e psicologici. La componente genetica è sicuramente il fattore più accreditato; infatti, i familiari dei pazienti con schizofrenia hanno un rischio maggiore di ammalarsi rispetto alla popolazione generale. Inoltre gli studi gemellari hanno dimostrato una concordanza pari al 60-70% nei gemelli monozigoti, mentre i gemelli dizigoti mostrano un tasso non differente da quello di fratelli non gemelli.

Nella schizofrenia vengono distinti diversi sottotipi: 

paranoide, il soggetto presenta rilevanti deliri o allucinazioni uditive in assenza di gravi alterazioni del funzionamento cognitivo e dell’affettività. L’esordio tende ad essere più tardivo rispetto agli altri tipi di schizofrenia e la prognosi è migliore;

tipo disorganizzato, caratterizzata dalla disorganizzazione del linguaggio e del comportamento e dall’appiattimento affettivo; il decorso è cronico;

tipo catatonico, la cui manifestazione principale è un notevole disturbo psicomotorio che può comportare l’immobilità motoria, o l’eccitamento motorio, negativismo, mutacismo, postura fissa, movimenti stereotipati, ecolalia o eco prassia;

tipo indifferenziato, in cui sono presenti i sintomi caratteristici della schizofrenia che però non possono essere classificati come appartenenti agli altri tipi di schizofrenia;

tipo residuo, nella quale sono assenti sintomi psicotici rilevanti (deliri, allucinazioni, incoerenza e comportamento disorganizzato), ma sono presenti sintomi negativi (appiattimento affettivo, povertà dell’eloquio o avolizione) o due o più sintomi positivi attenuati (comportamento bizzarro, allentamento dei nessi associativi o pensiero illogico).

I sintomi della schizofrenia generalmente vengono suddivisi in due gruppi: sintomi positivi e sintomi negativi.

I sintomi positivi, o produttivi, comprendono: deliri, allucinazioni e disturbi del pensiero (perdita dei nessi associativi).

I sintomi negativi invece comprendono: apatia, appiattimento affettivo, alogia (deficit nella produttività e fluidità del linguaggio), abulia (perdita di energia, iniziativa e interesse), povertà ideativa. Questi sintomi hanno un’evoluzione lenta e graduale e, almeno all’inizio, possono non sembrare appartenere ad una patologia così grave, ma confondersi con i sintomi depressivi.

Generalmente il trattamento e la cura si basano sulla Terapia farmacologica chemiraal controllo e alla stabilizzazione della sintomatologia e alla prevenzione delle riacutizzazioni. A questo è fondamentale associare un intervento psicologico - riabilitativo, che ha come obiettivo principale il recupero e lo sviluppo da parte del soggetto delle abilità perdute o mai acquisite, attraverso interventi psicoeducazionali  e Cognitivo-Comportamentali.
È importante, inoltre, aiutare i familiari ad affrontare la malattia al fine di garantire il loro aiuto.

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